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La mastoplastica riduttiva per sentirsi a proprio agio e scongiurare problemi posturali

Contributo di il 28 ottobre 2016

mastoplastica riduttiva interno

Avere un seno troppo grande non vuol dire semplicemente sentirsi a disagio quando si indossa un vestito scollato, ma anche andare incontro a problemi di natura posturale che possono aggravarsi con il passare degli anni.

In questi casi è possibile sottoporsi a una mastoplastica riduttiva, un intervento che viene eseguito con sedazione locale (quando è presente un’ipertrofia evidente della mammella si può invece procedere con l’anestesia generale).

Sono diverse le pazienti che mi espongono i loro dubbi sulle indicazioni per la mastoplastica riduttiva, un’operazione che viene eseguita quando il seno iper sviluppato ha anche una forma scesa o una consistenza eccessivamente rilassata.

La prima visita è cruciale per il chirurgo, che deve capire come muoversi a livello tecnico per venire incontro il più possibile alle aspettative della paziente.

Dopo averle ascoltate con attenzione, sempre nel corso della visita conoscitiva, il chirurgo estetico procede con le misurazioni pre operatorie, essenziali per avere un quadro complessivo della riduzione da concretizzare.

Una volta effettuata questa importantissima valutazione il passo successivo è l’operazione effettiva, caratterizzata dall’asportazione del tessuto adiposo e ghiandolare in eccesso. Un aspetto che mi preme approfondire in merito alla mastoplastica riduttiva è la sicurezza. Le richieste che mi arrivano sull’argomento sono tante e voglio rispondere ricordando che si tratta di un intervento che, per via della sua poco invasività, non presenta particolari rischi. Molto limitati sono anche gli ematomi e i sieromi.

Nei giorni successivi all’intervento è normale sentire un po’ di dolore. Non è il caso di allarmarsi, perché può essere affrontato senza problemi con appositi analgesici. Chi ha in progetto di allargare la famiglia e ha il desiderio di allattare al seno può ricorrere alla mastoplastica riduttiva? Assolutamente sì. La riduzione chirurgica riguarda infatti solo una parte del tessuto ghiandolare, e porta a una situazione assolutamente compatibile sia con la gravidanza sia con l’allattamento.

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