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Mastoplastica additiva: le tecniche utilizzate, il dolore e il recupero post operatorio.

Contributo di il 27 novembre 2015

seno_03Molte delle pazienti che incontro durante la prima visita e che vogliono effettuare una mastoplastica additiva, mi chiedono quando si decide per un intervento retro ghiandolare e quando invece per un aumento volumetrico tramite sotto muscolo.
In linea generale la protesi mammaria può essere posizionata davanti o dietro il muscolo. Oggi si utilizza per lo più la tecnica che prende il nome di Dual Plane, decisamente molto meno invasiva, considerata infatti l’evoluzione della tecnica retromuscolare. La Dual Plane consiste nel posizionare la protesi solo dietro al muscolo grande pettorale, senza toccare gli altri muscoli della parete toracica. Si lascia quindi la parte inferiore della protesi libera, in posizione retroghiandolare. Essendo comunque la protesi posizionata per circa il 75% della sua superficie dietro il muscolo, questa procedura ha tutti i vantaggi di quella retromuscolare, quali la ridotta visibilità dei bordi della protesi, la possibilità di ottenere una forma estremamente naturale sia con protesi anatomiche (a goccia) sia rotonde, e non ultima la facilità di esecuzione di esami diagnostici, come la mammografia. La scelta tra la tecnica davanti o dietro il muscolo è dettata dallo spessore del tessuto naturale della paziente: se la donna è molto magra sarà meglio posizionare la protesi dietro il muscolo per nascondere il più possibile i bordi della protesi stessa, laddove invece la ghiandola mammaria ha già un suo spessore e la paziente vuole soltanto riempire il seno, per esempio svuotato dopo gravidanza e allattamento, la tecnica retro ghiandolare è più indicata.

Anche per quanto riguarda il dolore post operatorio c’è da sottolineare come la vecchia tecnica retro muscolare totale aveva un recupero molto complesso e particolarmente doloroso. Oggi, con la tecnica dual plane possiamo dire che il recupero, davanti o dietro il muscolo, è praticamente sovrapponibile. In entrambi casi la paziente può essere operata in anestesia locale con sedazione, non sono necessari i drenaggi e il ricominciare le normali attività è molto veloce. Il dolore comunque non varia tanto per la tecnica scelta, quanto per la tipologia di paziente. Donne molto giovani con tessuti tirati, che chiedono aumenti mammari molto importanti, saranno soggetti a dolori più forti rispetto a pazienti che hanno già allattato figli e che vogliono inserire la protesi soltanto per riempire lo svuotamento mammario.

Le protesi di ultima generazione hanno una copertura che prende il nome di testurizzazione e che non consente il dislocamento ne la rotazione dell’impianto. Questo implica un recupero post operatorio davvero rapido visto che i movimenti delle braccia possono essere ripresi pochi giorni dopo l’intervento. In genere consiglio alle mie pazienti di non guidare la macchina per almeno 45 giorni, possono però, già dopo 15 giorni, andare in palestra e allenare la parte inferiore del corpo con esercizi mirati come la camminata in salita o la cyclette recline. Un altro escamotage per vivere al meglio il post, è quello di approvvigionarsi di tutte le cose pesanti prima dell’intervento (casse d’acqua, detersivi…) e di posizionare in basso tutte le cose che abitualmente, in bagno e/o in cucina per esempio, teniamo in alto. Dopo una settimana è possibile sollevare i bambini piccoli e metterli sulle gambe, dopo 15 giorni è facile prenderli in braccio.

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